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giovedì, 7 Dicembre 2023

Come Face­book può rile­va­re i nostri sta­ti emo­zio­na­li

Recen­te­men­te è sta­to sco­per­to un bre­vet­to dal tito­lo “Tec­ni­ques for Emo­tion Detec­tion and Deli­ve­ry Con­tent” (bre­vet­to nr. US20150242679) pre­sen­ta­to per con­to del mono­li­te  liber­ta­ria­no dei Social Media; Face­book.

Que­sto bre­vet­to ha un che d’inquietante, poi­ché si spie­ga come la foto­ca­me­ra di uno smart­pho­ne o la web­cam di un note­book pos­sa esse­re uti­liz­za­ta per visua­liz­za­re il viso di un uten­te e deter­mi­na­re il suo sta­to emo­zio­na­le. In pra­ti­ca Face­book sarà in gra­do, ana­liz­zan­do le imma­gi­ni del nostro viso, di iden­ti­fi­ca­re il nostro sta­to men­ta­le e deter­mi­na­re cosa mostrar­ci per far­ci rima­ne­re il più a lun­go pos­si­bi­le sul sito.

Tut­ti que­sti stru­men­ti che Face­book ci “rega­la”, per far­ci comu­ni­ca­re le nostre emo­zio­ni in modo sem­pre più rea­le, non sono altro che stru­men­ti di una stra­te­gia di fide­liz­za­zio­ne dei pro­pri uti­liz­za­to­ri, stra­te­gia in cui «anche la comu­ni­ca­zio­ne socia­le vie­ne sot­to­mes­sa alla moda­li­tà del gio­co: la ludi­ciz­za­zio­ne del­la comu­ni­ca­zio­ne socia­le pro­ce­de insie­me alla com­mer­cia­liz­za­zio­ne. Essa distrug­ge, tut­ta­via, la comu­ni­ca­zio­ne uma­na.» [Han – Psi­co­po­li­ti­ca]

Ades­so gli sta­ti emo­ti­vi sono regi­stra­ti da Face­book tra­mi­te le emo­ti­con (fac­ci­ne), nel caso del­le noti­zie o dei mes­sag­gi pub­bli­ci­ta­ri, o tra­mi­te il colo­re di sfon­do, quan­do si scri­ve un post. Poi­ché non risul­ta faci­le tra­smet­te­re l’umore in un sem­pli­ce mes­sag­gio di testo, anche se la comu­ni­ca­zio­ne sui Social è mol­to emo­ti­va, ecco che con i nuo­vo bre­vet­to, oltre a un rico­no­sci­men­to fac­cia­le, il siste­ma potreb­be rac­co­glie­re dati da altri dispo­si­ti­vi come la tastie­ra, il mou­se, il touch pad, il touch screen in modo da pre­ve­de­re lo sta­to emo­ti­vo basan­do­si sul­la velo­ci­tà di bat­ti­tu­ra, sul­la pres­sio­ne dei tasti, sul movi­men­to, sfrut­tan­do per esem­pio l’accelerometro del cel­lu­la­re).

Fan­ta­scien­za? No… Face­book non è nuo­vo a espe­ri­men­ti di con­ta­gio emo­ti­vo tra­mi­te l’alterazione del news feed (Con­ta­gio emo­ti­vo e pres­sio­ne socia­le), o addi­rit­tu­ra, duran­te le gior­na­te elet­to­ra­li (anche in Ita­lia, sia pur con “mol­ta discre­zio­ne”, duran­te le ele­zio­ni ammi­ni­stra­ti­ve del 2016, com­pa­ri­va e scom­pa­ri­va il pul­san­te “Ho vota­to”, fino a non far­lo più com­pa­ri­re).

Viste le note­vo­li pole­mi­che susci­ta­te dai pre­ce­den­ti espe­ri­men­ti, Face­book ha subi­to prov­ve­du­to a soste­ne­re che «i bre­vet­ti non devo­no esse­re con­si­de­ra­ti come indi­ca­zio­ni dei pia­ni futu­ri».

Ma vie­ne però da chie­der­si come mai Comey (ex diret­to­re dell’FBI) abbia insi­sti­to affin­ché tut­ti i dipen­den­ti dell’agenzia copris­se­ro le tele­ca­me­re dei loro com­pu­ter, o come mai Zuc­ker­berg (che cono­sce mol­to bene cosa fa la sua crea­tu­ra) copra con del nastro la web­cam e il micro­fo­no del suo note­book.

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