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domenica, 26 Maggio 2024

Il ruo­lo del MUOS nell’abisso pros­si­mo ven­tu­ro

In quest’articolo affron­tia­mo la que­stio­ne del MUOS, non dal pun­to di vista dei dan­ni che può por­ta­re all’ambiente e alle per­so­ne, tema per altro già amplia­men­te affron­ta­ta dai pro­fes­so­ri Mas­si­mo Zuc­chet­ti e Mas­si­mo Corad­du del Poli­tec­ni­co di Tori­no, e nean­che da un pun­to di vista pret­ta­men­te mili­ta­re clas­si­co, o di pos­si­bi­li infil­tra­zio­ni mafio­se, temi che riman­dia­mo al lavo­ro del gior­na­li­sta Anto­nio Maz­zeo. Affron­tia­mo la que­stio­ne del MUOS da un pun­to di vista si mili­ta­re, ma non con­ven­zio­na­le: ovve­ro l’utilizzo del MUOS per il con­trol­lo pre­ven­ti­vo e la repres­sio­ne di even­tua­li som­mos­se o insur­re­zio­ni, anche a fron­te del­la rie­la­bo­ra­zio­ne del ruo­lo del­la NATO, che dovrà fare ope­ra­zio­ni bel­li­che, in ambien­te urba­no, nel­le cit­tà occi­den­ta­li, così come le sta facen­do in tan­ti pae­si del “Ter­zo Mon­do”.

Le disca­ri­che uma­ne

Ormai oltre il 50% del­la popo­la­zio­ne mon­dia­le, vive nel­le aree urba­ne. Le popo­la­zio­ni con­ta­di­ne del “Ter­zo Mon­do” (o meglio, di quel­lo che era con­si­de­ra­to Ter­zo Mon­do), affol­la­no le loro cit­tà, i popo­li del “Ter­zo Mon­do” fug­go­no nei pae­si occi­den­ta­li; i popo­li occi­den­ta­li, sem­pre più impo­ve­ri­ti, si ammas­sa­no nel­le peri­fe­rie degli agglo­me­ra­ti urba­ni.

 Le discariche umane - Social Media & DataveillanceSi sta andan­do ver­so un’urbanizzazione glo­ba­le, poi­ché ogni anno, la popo­la­zio­ne urba­na, aumen­ta di cir­ca 60 milio­ni di per­so­ne.

Se è pur vero che stia­mo assi­sten­do a una pro­gres­si­va urba­niz­za­zio­ne glo­ba­le, è anche vero che in real­tà stia­mo assi­sten­do a un’urbanizzazione del­la pover­tà, per­ché gran par­te di que­sta popo­la­zio­ne urba­na vive e vivrà in con­di­zio­ni d’assoluta pover­tà.

L’architettura del­le cit­tà sta cam­bian­do sot­to i nostri occhi, anche se non ce ne accor­gia­mo (il siste­ma ci fa accet­ta­re i cam­bia­men­ti pre­sen­tan­do­ce­li sepa­ra­ti, cer­can­do di impe­dir­ci di vede­re il dise­gno glo­ba­le).  Le cit­tà cam­bia­no su due dimen­sio­ni prin­ci­pa­li, la “cit­tà proi­bi­ta” (gated com­mu­ni­ty), e quel­la dei pove­ri, degli sfrut­ta­ti, for­ma­ta da cit­tà dor­mi­to­rio e slum, dove vivo­no i dan­na­ti del­la ter­ra, nel­lo squal­lo­re e in rifu­gi di for­tu­na, dove il flus­so di popo­la­zio­ne sarà deter­mi­na­to dal Capi­ta­le con l’attrazione e la repul­sio­ne di for­za lavo­ro.

Le “case” abi­ta­te dagli stra­ti più pove­ri del pro­le­ta­ria­to urba­no si tro­va­no su suo­li d’infimo valo­re e mar­gi­na­li, come zone acqui­tri­no­se, col­li­na­ri o con­ta­mi­na­te da sca­ri­chi indu­stria­li. E, mol­to spes­so, i rifiu­ti urba­ni e que­sto sot­to pro­le­ta­ria­to si riu­ni­sco­no insie­me. Ovvia­men­te que­sto non è il frut­to di un erro­re non pre­vi­sto, ma il risul­ta­to del Capi­ta­le, che nel­la sua dina­mi­ca di espan­sio­ne distrug­ge tut­te le eco­no­mie mar­gi­na­li e di sus­si­sten­za.

Già alla fine degli anni novan­ta, la Ban­ca Mon­dia­le ave­va indi­vi­dua­to le con­se­guen­ze di que­sto pro­ces­so di urba­niz­za­zio­ne: «La pover­tà urba­na diven­te­rà il pro­ble­ma prin­ci­pa­le e poli­ti­ca­men­te più esplo­si­vo del pros­si­mo seco­lo». E que­ste pre­oc­cu­pa­zio­ni di ordi­ne socia­li e poli­ti­che sono sta­te fat­te pro­prie dai cen­tri mili­ta­ri di stu­di stra­te­gi­ci, come l’Army War Col­le­ge e il War­fighting Labo­ra­to­ry dei Mari­nes, per i qua­li, l’im­por­tan­za mili­ta­re del­la cit­tà è desti­na­ta ad aumen­ta­re con l’aumentare dell’urbanizzazione.

Se le armi iper­tec­no­lo­gi­che, le bom­be “intel­li­gen­ti”, sono effi­cien­ti in una cit­tà strut­tu­ra­ta gerar­chi­ca­men­te (come Bel­gra­do), sono inu­ti­liz­za­bi­li, al fine di con­trol­lo, negli agglo­me­ra­ti subur­ba­ni come Sadr City o Moga­di­scio (dove nel 1993 la mili­zia del­lo slum inflis­se per­di­te note­vo­li agli Army Ran­gers, cor­po d’élite dell’esercito USA). E pro­prio que­sta scon­fit­ta ha por­ta­to il Pen­ta­go­no a ride­fi­ni­re le MOUT (Mili­ta­ri­zed Ope­ra­tions on Urba­ni­zed Ter­rain).

«La nostra recen­te sto­ria mili­ta­re è pun­teg­gia­ta di nomi di cit­tà – Tuz­la, Moga­di­scio, Los Ange­les, Bei­rut, Pana­ma, Hue, Sai­gon, San­to Domin­go – ma que­sti scon­tri sono sta­ti solo un pro­lo­go, men­tre il dram­ma vero e pro­prio deve anco­ra comin­cia­re» si leg­ge nel­lo stu­dio “Our Sol­diers, Their Cities”, pub­bli­ca­to nel 1996 da “Para­me­te­res”, gior­na­le dell’Army War Col­le­ge. (N.d.R.: Nota­te la cita­zio­ne di Los Ange­les nell’elenco del­le cit­tà; non cer­to una cit­tà del “Ter­zo Mon­do”).

Il Capi­ta­le sta tra­sfor­man­do la guer­ra alla pover­tà nel­la guer­ra ai pove­ri, cri­mi­na­liz­zan­do­li, e rap­pre­sen­tan­do­li come una mas­sa la cui prin­ci­pa­le carat­te­ri­sti­ca è la peri­co­lo­si­tà socia­le. E que­sto vale anche per chi si oppo­ne e con­te­sta il dise­gno del neo­li­be­ri­smo.

MUOS: un nuo­vo para­dig­ma del­le Urban Ope­ra­tion

Urban ope­ra­tion in the year 2020” è il tito­lo del report dell’RTO (Research and Tech­no­lo­gy Orga­ni­sa­tion) del­la NATO, uno stu­dio che esa­mi­na la natu­ra dei cam­pi di bat­ta­glia, i tipi di for­ze ter­re­stri le loro carat­te­ri­sti­che e capa­ci­tà, e che descri­ve come affron­ta­re som­mos­se, disor­di­ni e rivol­te.

Urban operation in the year 2020 - Social Media & DataveillanceÈ faci­le capi­re, che que­ste ope­ra­zio­ni mili­ta­ri non con­ven­zio­na­li, per­ché con­dot­te all’interno del­le cit­tà, sia­no com­pli­ca­te dal­la gran­de esten­sio­ne del­le aree urba­ne e subur­ba­ne, dagli sta­bi­li alti e dal­le aree sot­ter­ra­nee.

Capi­re qua­le può esse­re la fun­zio­ne di un siste­ma di comu­ni­ca­zio­ne satel­li­ta­re come il MUOS in rap­por­to alle Urban Ope­ra­tion, non è una cosa sem­pli­ce. In tut­to il rap­por­to del­la NATO, non sono men­zio­na­te le comu­ni­ca­zio­ni. In effet­ti, nel rap­por­to si ela­bo­ra un nuo­vo approc­cio ope­ra­ti­vo, deno­mi­na­to “manoeu­vri­st” (di mano­vra), il cui prin­ci­pa­le obiet­ti­vo con­si­ste­re nel “fran­tu­ma­re la coe­sio­ne e la volon­tà di com­bat­te­re” del nemi­co.

E, in effet­ti, la NATO, non ha nes­sun ruo­lo rile­van­te nel­la gestio­ne del­le comu­ni­ca­zio­ni, spe­cial­men­te di quel­le satel­li­ta­ri (SATCOM), per­ché que­ste ulti­me sono a esclu­si­vo appan­nag­gio dell’US Navy, che è respon­sa­bi­le di tut­te le comu­ni­ca­zio­ni via satel­li­te a ban­da stret­ta in UHF del Dipar­ti­men­to del­la Dife­sa (DOD). E anche il MUOS cade sot­to la respon­sa­bi­li­tà del­la Mari­na Mili­ta­re ame­ri­ca­na.

Il MUOS com­bi­na un siste­ma tele­fo­ni­co com­mer­cia­le di ter­za gene­ra­zio­ne (3G) con con­nes­sio­ne Wide­band Code Divi­sion Mul­ti­ple Access (WCDMA), e uno mili­ta­re, come la radio in ban­da UHF, uti­liz­zan­do dei satel­li­ti geo­sta­zio­na­ri al posto del­le tor­ri dei cel­lu­la­ri.

Ope­ran­do nel­la ban­da di fre­quen­za UHF; una ban­da di fre­quen­za infe­rio­re a quel­la uti­liz­za­ta dal­le tra­di­zio­na­li reti cel­lu­la­ri ter­re­stri, il MUOS per­met­te ai mili­ta­ri di comu­ni­ca­re in ambien­ti svan­tag­gia­ti, come le regio­ni mon­ta­ne, bosco­se, fore­ste e ambien­ti urba­ni.

Già in que­sta solu­zio­ne si vede un ribal­ta­men­to di quel­lo che fino ad oggi era un para­dig­ma con­so­li­da­to, quan­do i mili­ta­ri rite­ne­va­no una loro tec­no­lo­gia supe­ra­ta, veni­va rila­scia­ta e uti­liz­za­ta per sco­pi civi­li (si pen­si al GPS): con il MUOS inve­ce si adat­ta una tec­no­lo­gia civi­le a sco­pi mili­ta­ri.

Con il MUOS, non ci si limi­ta solo all’utilizzo del­la tec­no­lo­gia dei cel­lu­la­ri per una comu­ni­ca­zio­ne voca­le, si va oltre. L’utilizzo del “nuo­vo” pro­to­col­lo IP (N.d.R.: IP6?), offre la pos­si­bi­li­tà di miglio­ra­re con­si­de­re­vol­men­te l’ac­ces­so alle infor­ma­zio­ni e ai ser­vi­zi di tut­to il mon­do e con­tem­po­ra­nea­men­te miglio­ra la dif­fu­sio­ne del­le infor­ma­zio­ni a tut­ti gli ele­men­ti ope­ra­ti­vi. «Que­sto a sua vol­ta può por­ta­re a livel­li note­vol­men­te più ele­va­ti di col­la­bo­ra­zio­ne, fidu­cia, e pre­ci­sio­ne nel pro­ces­so deci­sio­na­le». (Mobi­le User Objec­ti­ve System (MUOS) Sup­port to Distri­bu­ted Mili­ta­ry Ope­ra­tions da “The 2010 Mili­ta­ry Com­mu­ni­ca­tions Con­fe­ren­ce”).

In pra­ti­ca il MUOS per­met­te la comu­ni­ca­zio­ne simul­ta­nea di voce e dati (ad esem­pio VoIP, Email, Chat, tra­sfe­ri­men­to di file e così via).

E in un ambien­te del gene­re, e con l’obiettivo di “fran­tu­ma­re la coe­sio­ne e la volon­tà di com­bat­te­re” del nemi­co, che acqui­ste­rà sem­pre mag­gio­re impor­tan­za il ruo­lo dei media, dei Think Tanks (grup­pi, ten­den­zial­men­te indi­pen­den­ti dal­le for­ze poli­ti­che, che si occu­pa­no di ana­li­si del­le poli­ti­che pub­bli­che — come ad esem­pio Ita­lia Futu­ra fon­da­to da Luca Cor­de­ro di Mon­te­ze­mo­lo), del­le pre­di­che sul­la non-vio­len­za, dei custo­di del­la lega­li­tà e degli addet­ti alla guer­ra psi­co­lo­gi­ca.

L’indifferenza e man­can­za di ogni for­ma di oppo­si­zio­ne che han­no accom­pa­gna­to e accom­pa­gna­no le ope­ra­zio­ni mili­ta­ri (eufe­mi­sti­ca­men­te chia­ma­te “mis­sio­ni di pace”), in mol­te par­ti del mon­do, han­no crea­to le pre­mes­se per­ché le deva­stan­ti for­me di vio­len­ta repres­sio­ne, impie­ga­te in que­ste mis­sio­ni, sia­no impie­ga­te, in futu­ro, anche nel cuo­re dell’occidente.Gestione militare degli agglomerati urbani - Social Media & Dataveillance

Gaza, con il suo milio­ne e set­te­cen­to­mi­la abi­tan­ti, è un esem­pio di come saran­no gesti­ti gli agglo­me­ra­ti urba­ni.  Li, come pure in altri pae­si, sono spe­ri­men­ta­te tec­no­lo­gie di con­trol­lo e for­me di repres­sio­ne, sono uti­liz­za­te for­ze mili­ta­ri spe­cia­li, affian­ca­te da quel­le mer­ce­na­rie. In que­sta situa­zio­ne acqui­sta­no sem­pre mag­gio­re impor­tan­za nuo­ve figu­re militari/civili, come le ONG (in real­tà por­ta­tri­ci di un neo­li­be­ri­smo che vie­ne dal bas­so) e i cor­pi mili­ta­ri e di poli­zia pri­va­ta (come i Blac­k­wa­ter, ora Aca­de­mi già impie­ga­ti dopo il disa­stro dell’uragano Katri­na a New Orleans).

Nel­la guer­ra di quar­ta gene­ra­zio­ne, sarà rot­ta la tra­di­zio­na­le distin­zio­ne tra guer­ra inter­na e guer­ra ester­na, per­ché non ci sarà un fron­te tra­di­zio­na­le. Saran­no intro­dot­ti (come già avvie­ne a Gaza e non solo) gli omi­ci­di mira­ti nei con­fron­ti dei dis­si­den­ti e degli oppo­si­to­ri.

Per la bor­ghe­sia, in pie­na offen­si­va di clas­se, il nemi­co è sem­pre meno un eser­ci­to con­ven­zio­na­le ma sem­pre più un’entità infor­ma­le: guer­ri­glie­ri urba­ni, for­ma­zio­ni “ter­ro­ri­sti­che”, ma anche rag­grup­pa­men­ti meno orga­niz­za­ti come quel­li che emer­go­no in situa­zio­ni insur­re­zio­na­li, sono i loro nemi­ci.

La bat­ta­glia con­tro il MUOS, non è solo una bat­ta­glia con­tro l’inquinamento elet­tro­ma­gne­ti­co per per­so­ne e ani­ma­li; con­tro il detur­pa­men­to di un ter­ri­to­rio; con­tro pro­spet­ti­ve bel­li­che clas­si­che; con­tro le inter­fe­ren­ze del­le pro­spet­ti­ve di svi­lup­po loca­le, è anche, e soprat­tut­to, una bat­ta­glia con­tro un pen­sie­ro uni­co neo­li­be­ri­sta di svi­lup­po del­la socie­tà, dove l’obiettivo prin­ci­pa­le è la sosti­tu­zio­ne del­lo sta­to con un appa­ra­to mili­ta­re-buro­cra­ti­co, fina­liz­za­to al con­trol­lo di un nemi­co inter­no che por­te­rà all’estinzione di even­tua­li futu­ri pat­ti social­de­mo­cra­ti­ci, anche all’interno del­le metro­po­li.

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